San Cassiano (Brisighella) – Monte Colombo – Ca’ Malanca – Monte Piansereno – Castello di Fornazzano – Fornazzano – La Cava – Monteromano

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Panoramico
2
1: Molto
2: Normale
3: Poco
Salita
2
1: Ripida
2: A tratti
3: Nulla
Difficile
B Media - per persone allenate
Ombra
2
1: Bosco
2: Parziale
3: Assolato
Partenza
Brisighella
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San Cassiano (Brisighella) – Monte Colombo – Ca’ Malanca – Monte Piansereno – Castello di Fornazzano – Fornazzano – La Cava – Monteromano

QUESTO PERCORSO SI SVOLGE IN GRAN PARTE SU CRINALI ANCHE PER LE SALITE E LE DISCESE SI SEGUE IL CRINALE

Da SAN CASSIANO prendere il sentiero 1 (numerazione U.O.E.I. ) (alla prima curva a destra in mezzo alle case ), praticamente questo sentiero è un crinale che va tutto in salita , si passa da Ca’ DEL GESSO, si prosegue sempre in salita, poco prima del M. COLOMBO spiana leggermente, arrivati ai piedi della cima si può aggirare la cima andando a mezza costa tenendo a sinistra, arrivati sulla larga mulattiera  sentiero 579, una deviazione a destra ci permette di andare fino sulla cima del M. COLOMBO alla croce. Si ritorna indietro in breve si arriva sulla strada forestale che noi seguiremo andando a destra, il primo tratto è in piano, mentre l’ ultimo tratto sale fino ad arrivare sul crinale, e qui una deviazione a destra ci permette di andare fino a CA’ MALANCA, si ritorna indietro e si segue la strada poi 20 m prima del traliccio si va a destra sul sentiero 17-18 (numerazione U.O.E.I. ) dopo 50 m si incontra un castagneto che noi attraverseremo rimanendo sopra sulla sinistra, si prosegue sempre in piano fino sotto il M. PIANSERENO poi si incomincia a scendere, una breve salita ci riporta sul crinale( rimanere sul crinale, non seguire la larga carraia) per vedere i ruderi della TORRE DEL CASTELLO DI FORNAZZANO, poi si riprende a scendere fino ad arrivare ad una casa che si aggira sulla destra poi una ripida discesa ci porta sulla strada sterrata di fronte alla chiesa di FORNAZZANO, davanti alla chiesa il sentiero prosegue sempre in discreta discesa fino ad sulla strada forestale nel torrente SINTRIA. Si attraversa il torrente sul ponte e subito dopo a sinistra oltrepassando la sbarra, questo è il sentiero 16 ( numerazione U.O.E.I.)  questo sentiero è una larga mulattiera che tutta in salita porta a CA’ LA VALLE proseguire sempre per la mulattiera che ci porta ad attraversare un bellissimo castagneto seguendo sempre la mulattiera, si devia a sinistra sempre in salita, alla fine della salita si abbandona la larga mulattiera e si va a destra su un piccolo sentiero 16 che in ripida salita ci porta sul crinale che si seguirà sempre e dove possiamo ammirare tutta la zona della BADIA DI SUSINANA  questo crinale è molto bello, si alternano brevi salitelle a tratti in piano, il sentiero diventa più largo. Si arriva a PIAN DI VOLPONE, qui c’è in incrocio si prosegue diritto in salita su una larga mulattiera e sempre su 16 sempre sul crinale, poi come il sentiero spiana si va a sinistra su una larga mulattiera e sempre su 16 si arriva cosi ad incontrare la strada forestale proveniente da FONTANA MONETA sotto il M. TONCONE, si incomincia a scendere, il panorama incomincia ad essere bello, ai vari incroci proseguire sempre diritto rimanendo sul crinale. Si arriva ad un tratto recintato costeggiarlo per 100 m poi proseguire in salita sul crinale, poco dopo si riprende il tratto recintato che si seguirà per un po’, il sentiero diventa 545 A e poi 519, si devia verso sinistra e si rimane leggermente sotto il crinale per arrivare all’ incrocio con il sentiero 505 (che proviene da FAENZA E ARRIVA SUL PASSO DELLA COLLA).  Si va a destra su 505 in leggera salita per 50 m e qui una corta deviazione a destra ci permette di andare a vedere LA CAVA, si ritorna sul sentiero 505 che si ripercorre fino all’ incrocio con il sentiero 519 fatto all’andata, qui si prosegue diritto sempre su 505, poco dopo si arriva su una strada sterrata  a LE SORBE, la strada incomincia a scendere  poi si abbandona per proseguire  lungo il 505 in leggera salita, di devia verso destra poi a sinistra, si percorre un tratto in piano per arrivare su un tratto sassoso in località GAMBERALDI. In salita si arriva sul crinale sul M .GAMBERALDI, ora si prosegue rimanendo sempre sul crinale, si scende, sulla destra c’ è CA’ ORTICAIA, si sale leggermente poi si scende e si prosegue sempre sul crinale, si alternano corte salitelle a tratti in piano sempre su stradella sterrata, si arriva a LA CHIESUOLA e in corta discesa si incontra la strada asfaltata che si attraversa andando in salita sempre su 505. Si passa in mezzo ad una casa ( CA’ BAMBI) fino ad arrivare sulla strada asfaltata di fianco all’ OSSERVATORIO DI MONTEROMANO  ora a destra e si segue la strada per circa 1500 m e poi andare a sinistra su una strada sterrata sentiero 2 che ci porta a SCALETTE DI SOPRA ,proseguire per la strada fino ad un’ altra casa e qui dietro la casa inizia il sentiero che rimane sul crinale, si sale un po’ , poi si incomincia a scendere , si passa dietro al M. GIRO ,si arriva su una larga mulattiera che si seguirà andando a sinistra e che tutta in discesa passando vicino ad una casa ci porta sulla strada forestale, si va a destra seguendo la strada che in discesa ci porta a SAN CASSIANO.

IL TEMPO DI PERCORRENZA SENZA SOSTE E’ DI CIRCA 8,45 ORE E IL DISLIVELLO TOTALE IN SALITA E’ DI 1520 m (NON SONO MOLTO SICURO CHE QUESTO DISLIVELLO SIA ESATTO INFATTI A CAUSA DEL VENTO MOLTO FORTE IL MIO GPS MI SEMBRA IMPRECISO)

🚶‍♂️RIFATTO QUESTA ESCURSIONE IL 31/12/2019 IN CONDIZIONI OTTIMALI PER RICONTROLLARE IL DISLIVELLO CHE HO CORRETTO.🚶‍♂️

Distanza totale: 31719 m
Altitudine massima: 854 m
Altitudine minima: 225 m
Total time: 10:07:52
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  1. Alba da M. COLOMBO
  2. CA' MALANCA
  3. Sentiero verso M. PIANSERENO
  4. Sentiero verso FORNAZZANO
  5. Ruderi del CASTELLO DI FORNAZZANO
  6. Ruderi del CASTELLO DI FORNAZZANO
  7. Castagneto
  8. La cava
  9. E anche oggi nonostante il forte vento la pala eolica è ferma (e non solo questa)
  10. Panorama dal sentiero di ritorno verso S. CASSIANO
  11. Scultura di legno a S. CASSIANO in onore della polenta.

10 comments

  1. Pier Giorgio Saviotti said on dicembre 8, 2019 Rispondi

    Ciao Luciano, altro bel giretto che mi è molto familiare e che ho praticato con diverse varianti, moltissime volte, ognitempo.
    Gli apparati gps non sempre sono esatti, ma più che il gps sono i programmini o le app che lo gestiscono. Però il giro che hai fatto può totalizzare certamente un dislivello di mt.1500. Infatti sono tanti i saliscendi. Pensa solo al tratto S.Cassiano – Monte Colombo, poi dal Sintria al Toncone ed altri minori. di cui non ti accorgi, ma totalizzano dislivelli in salita. Ricordo che quando facevo dalla Colla a fin quasi a Faenza in undici-dodici ore (non avevo il gps) ma conteggiando con l’altimetro mi totalizzava 17oo-1800 mt di sole salite annotate e le salitelle non le consideravo. Dire che parti da 900 e poi 11oo(Ronchi, Scalelle,Faggeta,Carzolano) e arrivi in zona Brisighella 200-300 mt. ! Dicono: ma è tutta discesa…. sembra!

    1. luciano49 said on dicembre 9, 2019 Rispondi

      Ciao Pier Giorgio, mi fa sempre piacere risentirti, tu come va, incominci a sentirti più sicuro con il piede ? Condivido la tua opinione sul fatto che facendo delle continue salitelle e discese non ci si renda conto di quanto dislivello si fa, vedo che tu hai perlustrato tutte le zone, qui ci sono ancora alcune varianti da fare, ma tra tutti i percorsi segnati dal U.O.E.I. e i vari tratti fatte per portare via la legna c’ è un groviglio di sentieri impressionante se non ci si organizza bene si rischia di frullare sempre in un posto, inoltre è una zona con molto fango, quei crinali che ho fatto sono molto belli,spero di riuscire a fare anche qualcos’altro. Per il fatto del GPS il mio ti posso assicurare che con il vento molto forte sbacchetta un pò, quando stampo la traccia fatta dal computer la trovo tutta a zig-zag verso l’alto, e il dislivello che il GPS segnava( che è sempre eccessivo) mi viene sempre corretto dal computer in meno.
      Ciao a presto e SEMPRE FORZA, CERCA DI RISTABILIRTI PER INIZIARE UN NUOVO ANNO

      1. Pier Giorgio Saviotti said on dicembre 9, 2019 Rispondi

        E’ vero, Quelle zone le puoi conoscer tutte se ci vai tantissime volte e puoi scoprire anche sempre cose nuove. Certo che bisogna andare anche un po’ all’avventura, però non si rischia molto perchè dalla parte del Lamone c’è sempre una possibilità di discesa, così come dal Sintria. Anche partendo dalla collinetta di San Martino in Gattara si può studiare un bel percorso che un po’ ricalca anche il presente tuo giro, poi si ritorna passando da Cà di Pedù e Molino di Pedù intercettando un sentiero che scende dal 505. Ma tu sapresti come fare . Molto da scoprire c’è anche dalla parte dx(idrografica) del Lamone.
        Beh…il mio piede è pressochè guarito ma resta il timore di provocarmi qualcos’altro di simile, anche solo una storta-rottura che mi fermerebbe definitivamente. Per questo anche se vado un po’ a correre o farmi qualche km. porto sempre gli scarponi di cuoio pesanti. Però devo dire anche che il peso maggiore ai piedi comporta anche un migliore allenamento ed anche una migliore riabilitazione e se usi poi scarpette leggiere, ti sembra di volare. Del resto l’ho sempre pensata e praticata così. Ciao Luciano e …alla prossima.

  2. gigi said on dicembre 15, 2019 Rispondi

    Vedo che anche d’inverno i tuoi 30 chilometri te li fai. Non conoscevo quella zona, grazie per avermela fatta conoscere. Bella la scultura in onore della polenta!
    Ciao.

    1. luciano49 said on dicembre 15, 2019 Rispondi

      Ciao Gigi, si cerco di fare anche in inverno giri discretamente lunghi quando le condizioni lo permettono e facendo 1/1,30 ora al mattino con la torcia. I crinali presenti in questa escursione, anche se non sono molto alti, sono discretamente belli e panoramici, a mio parere sono i più belli di questa zona
      Ciao e a presto, una coccola a CHICCA

  3. Pier Giorgio Saviotti said on dicembre 15, 2019 Rispondi

    Ve la vedete questa lucetta in mezzo ai monti che guadagna kilometri e da valle credono a un fuggitivo che si sposta. Luciano, spera di non incontrare qualche bestia notturna, magari un uccellaccio che una volta mi si alzò a un metro-forse più spaventato lui di me- e ci vuole cuore buono, ma io giravo sempre senza luci; la vista si adegua dopo un po’ .Qualche girata notturna o mattiniera buia è comunque esperienza indimenticabile e vedere l’alba in solitaria ti appaga.

    1. luciano49 said on dicembre 16, 2019 Rispondi

      Ciao Pier Giorgio, devi vedere quando, specialmente sopra CAMPIGNA in quei periodi in cui c’ è la buttata dei funghi, quante lucine ci sono dentro il bosco, sembra che tutte le lucciole si siano trasferite la’, li c’è da stare attenti non agli animali o uccellacci vaganti, ma alle persone. Ora che mi ci fai pensare, anch’io anni fa non usavo la torcia ma adesso penso che i fari abbiano perso la loro potenza, vari sussulti con qualche uccellaccio e grandi fruscii li ho dati anch’io, una volta su una riva in pieno buio mi accovacciai per fare qualcosa e sotto un paio di metri scappo’ via non so che animale roba con un gran fracasso,roba da ca…………. addosso per fortuna io mi ero già preparato.
      Ciao a presto, è bello raccontarsi queste nostre avventure e SEMPRE FORZA

      1. Giuseppe Guadagno said on dicembre 17, 2019 Rispondi

        Allora ve ne racconto una anche io. Sono stato attardato da una pioggia molto violenta e sono rientrato camminando nel bosco di notte per circa un’ora e mezzo. La proprietaria del rifugio visto che si era fatto buio e ancora non rientravo mi ha dato per disperso e sono iniziate le ricerche. Mi hanno ritrovato…mentre mangiavo una buona pizza in pizzeria!

        1. luciano49 said on dicembre 17, 2019 Rispondi

          Grande Gigi, questa sembra la trama di un film, avrei voluto vedere le facce di quelli che per cosi’ dire ti hanno trovato.
          Ciao, a presto

      2. Pier Giorgio Saviotti said on dicembre 17, 2019 Rispondi

        Avventure finite bene ci fanno volentieri ricordare le cose avvenute in quanto siamo qui a raccontarle e tutti ne abbiamo tantissime, senza enfatizzarle, comunque. Però nelle esperienze più o meno vissute, chi più a lungo, chi meno, abbiamo tutti tratto degli insegnamenti che non sono riportati sui manuali di escursionismo. E a raccontarli, non si riesce mai a definirne l’importanza da poter trasmettere ad altri e che in alcuni casi può divenire “fatale”. Si impara, dunque, a pensare prima e a riuscire a saper focalizzare antecedentemente cosa ti può aspettare, salve le cose altamente imprevedibili, per sapersela cavare con le proprie forze senza contare troppo sull’aiuto di altri. Altri che, poi ed in altro frangente, non riescono a capire e a valutare coerentemente certe esperienze. Il rispetto per tutto ciò che è ambiente della natura va in ogni modo tenuto presente sempre; anche per la propria incolumità.

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